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“Odio i diari ma come una scema ne tengo uno in mano e ci scrivo pure, il problema è dove cavolo nasconderlo, mia madre per fortuna non è curiosa ma mia nonna sì, una scimmia che ficca il naso dappertutto, anche se non mi denuncerebbe mai, la pensa come me, ma non mi va che legga quello che scrivo, questa è proprietà privata, vietato entrare, via, sciò!”.

Tre donne, Gesuina, sessant’anni, un passato da attrice ma ora fa le iniezioni a pagamento. Maria, ottima traduttrice pagata sempre in ritardo (adesso è alle prese con una nuova traduzione di “Madame Bovary” di Gustave Flaubert) che tiene in piedi la famiglia. A detta di Gesuina, Maria è “fragile come un uovo di giornata”. Infine Lori, “ragazzina temeraria”, orfana di padre perché morto di leucemia sui trentotto anni e andato via quando Lori di anni ne aveva solo tre. L’adolescente ha una relazione con Tulù

“così ricco di famiglia e povero di testa”

ragazzo strano che fa l’amore da timido, a occhi chiusi. In “Tre donne” è Gesuina a pronunciare la frase che è l’asse portante dell’intera narrazione:

“dovrei difendere con più forza la libertà dell’amore che non conosce età”.

La donna si è infatuata del fornaio Simone e il Carme 5 di Catullo fa da sottofondo ai loro incontri.

“Dammi mille baci e poi cento, / poi ancora mille, e poi di nuovo cento, / e poi senza smettere altri mille, / poi di nuovo cento, e / quando ce ne saremo dati molte migliaia / li nasconderemo / perché nessun malvagio ci possa guardare male / sapendo che ci siamo dati tanti baci”.

Ma Simone, molto più giovane di Gesuina, è intrappolato in un matrimonio che è servito solo per fare un figlio con una giovane donna che non riesce a restare incinta. Anche Gesuina è intrappolata in “una casa immobile, fatata, una casa stregata”, colpita da un incantesimo che sta vivendo un dramma che ha sconvolto quel fragile equilibrio che finora aveva regolato la quotidianità di queste tre generazioni di donne.

“Non siamo ancora in tempi capaci di accettare l’amore a tutte le età. Questo resta un privilegio degli uomini, che si sentono liberi di accompagnarsi a donne anche molto giovani. Una donna adulta che non vuole subire umiliazioni, o peggio ancora essere considerata una specie di strega assatanata, deve imparare a sublimare la sessualità. È inutile farsi illusioni. Bisogna imparare a contemplare, ad esempio. È bello anche quello”

ha dichiarato in una recente intervista Dacia Maraini, che ha raccontato un milione di donne nei suoi libri. Uno di questi, “La lunga vita di Marianna Ucrìa” Premio Campiello 1990, ha raggiunto il milione di copie vendute in Italia. Un grande successo da festeggiare fatto di 73 ristampe e nuove edizioni, tradotto in 25 lingue e diritti venduti in altrettanti Paesi, Cina inclusa.

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Tre donne

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